Tratto da una storia vera
Amico: “Paolo dice che alcuni scambiano il suo ristorante con quello di un altro e gli lasciano recensioni negative…”
Io: “Ha mai fatto branding?”
Amico: “Cosa c’entra quello che fa in camera da letto con la sua attività, scusa?”
Se anche tu conosci qualcuno convinto che il branding sia una particolare pratica erotica, inoltragli questo case study!
Lo stile resta… in testa!
Il branding è un’attività di comunicazione fondamentale per aziende, professionisti, politici, ma anche lavoratori dipendenti, studenti neo-laureati… insomma per tutti! Forse è una delle rarissime attività di marketing che davvero ha un pubblico indefinito. Come mai?
Cos’è il branding
Branding è dare personalità e coerenza alla tua attività appena avviata. Scegliere linee, colori, tono di voce, contenuti, materiali, packaging, strategie pubblicitarie e molto altro che differenziano il tuo lavoro da quello di altri. Lo scopo è creare una solida reputazione per il brand, in modo che i clienti target lo riconoscano facilmente.
Va oltre la sola comunicazione online, è un insieme di regole stilistiche che guidano come un faro tutte le attività rivolte ai clienti.
La definizione del brand andrebbe fatta in fase di pianificazione dell’impresa, ma ancora oggi molti imprenditori rimandano la stesura delle linee guida di comunicazione ad un irraggiungibile “poi”. Li capisco, avviare un’attività in Italia prevede una serie di adempimenti da capogiro, ma il branding si fa tutti i giorni anche involontariamente e se non controllato rischia di essere controproducente. Al contrario, può essere molto divertente e soddisfacente se ci si affida ai giusti professionisti che sanno spiegarti cos’è il branding e come metterlo in pratica.
Definizione di rebranding e quando serve
Ecco perché spesso è necessario un rebranding: un processo di revisione della personalità aziendale di un’attività già avviata. Si consiglia di farlo solo in caso di grandi cambiamenti (come fusioni o nuove gestioni) oppure di gravi problemi di reputazione. Si rischia di perdere clienti già acquisiti a causa dello smarrimento iniziale che il rebranding può causare in chi non è preparato alla novità.
Per costruire un rebranding si comincia dai nuovi valori aziendali, che saranno alla base di tutte le caratteristiche della comunicazione aggiornata.
Case study di un rebranding
Prendiamo ad esempio una mia cliente che ha optato per un rebranding dopo aver preso in gestione l’azienda agricola di famiglia. Abbiamo analizzato insieme la situazione iniziale ed ho creato per lei diverse soluzioni su misura. Oggi vedremo logo, pay off ed etichette.
Pain points
IL LOGO. L’azienda aveva un logo di parecchi anni fa, ricalcato da un bassorilievo in legno inciso dal nonno dell’attuale proprietaria. Il legame affettivo con questo simbolo era forte, ma allo stesso tempo mancavano alcuni elementi fondamentali alla luce dei nuovi valori proposti. Ho mantenuto gli elementi principali, aggiunto quanto necessario e creato una nuova palette colori, rendendo lo stile più moderno e in linea con le preferenze della cliente.
IL PAY OFF. Il logo precedente mancava completamente di pay off, cioè di una frase sintesi del lavoro e dei valori aziendali. Ho creato per loro “conserviamo sapori autentici“, per sottolineare il focus sulle conserve a KM0 e la voglia di mantenere la tradizione del territorio, pur ricercando nuovi sapori.


LE ETICHETTE. Negli anni, a causa dell’adozione di nuove certificazioni o di cambiamenti nelle normative per alcuni alimenti, l’azienda si è ritrovata con molte etichette tutte diverse e poco coerenti tra loro. Da un questionario di UX sottoposto ai clienti è risultato che questi erano diffidenti circa l’autenticità o la qualità (in realtà ottima) del contenuto dei barattoli. Le nuove etichette dovevano risolvere la relazione con il pubblico. Inoltre, la vendita di prodotti alimentari richiede particolari accortezze di etichettatura che identifichino in maniera precisa i materiali e le informazioni nutrizionali.

Per questo ho ideato le nuove grafiche fronte e retro delle etichette e due sigilli da apporre sul prodotto finito: uno nel caso di prodotto certificato biologico e uno per i prodotti senza certificazione. Con questa soluzione di UX design abbiamo risolto il problema del continuo rifacimento delle etichette e ridato coerenza all’immagine del brand tra i clienti. L’apposizione del sigillo corretto permette di aggiungere la certificazione una volta ricevuto il via libera da ICEA, ma l’etichetta principale resta invariata.




Ora che sai cos’è il branding…
Ora che sai cos’è il branding e quando è meglio fare rebranding, avrai intuito che sono attività importantissime, su cui è meglio non improvvisare. Se vuoi saperne di più su questi servizi e come posso aiutarti nel tuo lavoro prenota “30 Minuti per Tè“, una chiacchierata gratuita di mezz’ora davanti alla tua bevanda preferita per conoscerci meglio prima di volare con l’ombrello verso traguardi inaspettati!
